In sintesi, la Corte ha accusato il governo italiano di due violazioni gravi: discriminazione religiosa: art. 14 (divieto di discriminazione), in combinato con l’art. 9 (libertà religiosa) e con violazione dei diritti patrimoniali (art. 1 Prot. 1):
• La Corte ha riconosciuto che i TdG si trovano in una situazione comparabile alle altre confessioni che hanno ottenuto l’Intesa.
• L’Italia non ha fornito alcuna giustificazione oggettiva e ragionevole per il blocco dell’Intesa.
• Le motivazioni addotte (trasfusioni, obiezione di coscienza, voto) sono state giudicate irrilevanti o non provate.
• La procedura italiana per le Intese è risultata priva di criteri, tempi, motivazioni e rimedi, creando un rischio strutturale di arbitrarietà.
• L’esclusione dall’otto per mille è stata riconosciuta come lesiva di un bene patrimoniale tutelato dalla Convenzione.
Conseguenze
• L’Italia deve pagare alla Congregazione: 10.000 € per danno morale e 8.000 € per spese legali.
• La Corte non impone allo Stato di firmare l’Intesa, ma stabilisce che non può più mantenere l’attuale sistema discriminatorio.