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Solidarietà: la FIEP chiede al governo israeliano il ritiro di una legge che  viola il diritto alla libertà di culto di milioni di ebrei non ortodossi

COMUNICATI

I Comunicati Stampa del Centro Studi LIREC

Solidarietà: la FIEP chiede al governo israeliano il ritiro di una legge che viola il diritto alla libertà di culto di milioni di ebrei non ortodossi

Raffaella Di Marzio

“Non permetteremo che siano posizioni estremiste a decidere chi può pregare e come nel luogo più sacro del popolo ebraico”

Il Centro Studi LIREC esprime la sua solidarietà alla Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo (FIEP) che denuncia, in un comunicato stampa del 26 Febbraio 2026, la violazione del diritto alla libertà di religione e culto e la deriva antidemocratica e clericale del governo israeliano.

La FIEP, membro della World Union for Progressive Judaism, supporta e promuove l’Ebraismo Progressivo in Italia, seguendone i principi religiosi e culturali. “Questi principi comprendono la promozione dell’educazione e dell’identità nelle congregazioni affiliate e la scelta consapevole delle tradizioni e delle pratiche ebraiche da parte dei loro associati, perché possano vivere una piena e significativa vita ebraica, garantendo contemporaneamente il futuro del popolo di Israele, nello Stato di Israele e nella diaspora”. La FIEP riunisce in Italia alcune Congregazioni Ebraico Progressive a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Bergamo-Brescia e Torino.

Nel suo comunicato stampa la FIEP chiede il ritiro di un emendamento alla Holy Places Law approvato in via preliminare dal governo israeliano e promuove una petizione per sostenere l’iniziativa

Se questo emendamento fosse approvato in via definitiva la conseguenza immediata sarebbe il conferimento al Rabbinato Ortodosso Centrale di Gerusalemme dell’autorità esclusiva di stabilire cosa sia “profanazione” del Muro Occidentale, mettendo così, fine alle molteplici espressioni dell’ebraismo contemporaneo, pluralista e multiforme, nato e sviluppato in contesti geografici e culturali molto diversi tra loro.

Se questo emendamento fosse approvato milioni di ebrei, sia in Israele che nella Diaspora, sarebbero esclusi dal Muro se non si conformassero alle pratiche religiose decise dal Rabbinato ortodosso centrale di Gerusalemme.

Il ruolo dello Stato, che dovrebbe essere laico e rispettare le diversità di espressione religiosa, sarebbe quello del “sanzionatore” poiché le “deviazioni” potrebbero essere punite penalmente, anche con la detenzione.

Il fatto che donne di fede ebraica leggano pubblicamente la Torah o che uomini e donne pratichino il culto in modo diverso a seconda della tradizione da cui provengono (osservanti e non osservanti, ortodossi, conservatori, riformati e laici) è sempre stato un segno di pluralismo e di inclusione.

Se il governo israeliano approvasse questo emendamento violerebbe gravemente i diritti umani dei fedeli e in particolare il diritto alla libertà religiosa e al libero esercizio del culto nel luogo più sacro per gli ebrei di tutto il mondo.

Di seguito il comunicato della FIEP

Un giorno nero per la democrazia israeliana e per il pluralismo ebraico

La decisione del governo israeliano di approvare in lettura preliminare un emendamento alla Holy Places Law, volto a conferire al Rabbinato Ortodosso Centrale di Gerusalemme l’autorità esclusiva di stabilire cosa costituisca il “costume del luogo” e cosa debba essere considerato “profanazione” presso il Muro Occidentale, rappresenta un passaggio grave e inquietante per lo Stato di Israele.

Questa iniziativa legislativa segna un pericoloso scivolamento verso un modello di Stato clericale, nel quale viene progressivamente erosa la distinzione tra autorità civile e autorità religiosa. Attribuire a un’unica interpretazione rabbinica il monopolio sulla pratica religiosa in uno dei luoghi più sacri dell’ebraismo significa negare, di fatto, la legittimità delle molteplici espressioni dell’ebraismo contemporaneo.

Il pluralismo ebraico — ricchezza storica e spirituale del popolo ebraico — viene così umiliato e delegittimato. Milioni di ebrei in Israele e nella Diaspora rischiano di sentirsi esclusi dal Muro, qualora la loro preghiera non si conformi all’interpretazione imposta dall’autorità rabbinica ufficiale.

Particolarmente allarmante è la prospettiva che pratiche religiose diverse da quelle autorizzate possano essere sanzionate penalmente, fino a prevedere pene detentive. Minacciare donne fedeli per aver letto pubblicamente la Torah o per aver pregato secondo la propria coscienza costituisce una ferita profonda ai principi di libertà religiosa, uguaglianza e dignità umana.

Uno Stato che si definisce democratico non può trasformare un luogo simbolo dell’unità del popolo ebraico in uno spazio di esclusione e coercizione. Il Muro Occidentale appartiene a tutto il popolo ebraico — donne e uomini, osservanti e non osservanti, ortodossi, conservatori, riformati e laici.

Chiediamo che questo emendamento venga ritirato dall’agenda legislativa e che si apra un confronto serio e inclusivo sul futuro dei luoghi santi in Israele. Difendere il pluralismo e la libertà di culto significa difendere il carattere democratico dello Stato e il legame vitale tra Israele e le comunità ebraiche nel mondo.

Non permetteremo che siano posizioni estremiste a decidere chi può pregare e come nel luogo più sacro del popolo ebraico.

La democrazia israeliana e il pluralismo religioso meritano di essere tutelati, non compressi.

FIEP - Federazione Italiana per l'Ebraismo Progressivo