Giorno della Memoria: Dimenticare l’Olocausto sarebbe uccidere una seconda volta
Raffaella Di Marzio
“Dimenticare l’Olocausto sarebbe uccidere una seconda volta” sono le parole di Elie Wiesel, sopravvissuto all’Olocausto e difensore dei diritti umani.
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria.
Il genocidio nazista causò la morte di circa sei milioni di ebrei e anche di migliaia di Rom, Sinti, disabili, prigionieri di guerra sovietici e omosessuali. Altri, come i Testimoni di Geova, i socialisti e i comunisti, furono presi di mira per il loro credo religioso e per le loro idee politiche.
Sono numerose le storie dei sopravvissuti ai campi di concentramento ed è importante soprattutto in questo giorno soffermarsi su di esse, perché solo la memoria di chi ha vissuto quella tragedia ha la forza di suscitare in noi la ribellione a ogni forma di sopraffazione e il coraggio di opporsi alla violenza per difendere ogni essere umano.
Una di queste storie è quella di Simone Arnold-Liebster, nata in Alsazia il 17 agosto 1930, che apparteneva, con i genitori, alla comunità dei dei Testimoni di Geova a Mulhouse.
I Testimoni di Geova furono sistematicamente perseguitati nel Reich tedesco e in gran parte dell’Europa governata dai nazisti. Più della metà dei membri della comunità religiosa – almeno 10.700 testimoni di Geova tedeschi e 2.700 provenienti dai Paesi europei occupati, sia donne che uomini – ha subito persecuzioni dirette, per lo più sotto forma di imprigionamento. Circa 2.800 Testimoni di Geova provenienti dalla Germania e altri 1.400 dall’Europa occupata dai nazisti furono imprigionati nei campi di concentramento. Lì furono stigmatizzati con il loro marchio, il “triangolo viola”, e furono uno dei gruppi più numerosi di prigionieri nei primi campi di concentramento. 1.250 dei perseguitati erano minorenni, 600 bambini sono stati sottratti ai loro genitori dallo Stato nazista. Almeno 1.700 Testimoni di Geova persero la vita a causa della tirannia nazionalsocialista. Tra questi ci sono i 282 Testimoni di Geova giustiziati per obiezione di coscienza. Altri 55 obiettori di coscienza sono morti in custodia o in unità penali. Si tratta del gruppo più numeroso di obiettori di coscienza sotto il nazionalsocialismo (Dati tratti da https://alst.org/it/la-storia/).
La storia di Simone è raccontata, insieme a molte altre, nel sito della Fondazione Arnold Liebster dove i fondatori si rivolgono a chi visita il sito con queste parole: “Possano gli argomenti di riflessione, le testimonianze e i racconti che seguono aiutare i nostri visitatori a comprendere come l’intolleranza sfoci nel rigetto, nella persecuzione e nello sterminio. Possa inoltre infondere coraggio e forza a chi sta soffrendo a causa di una qualsivoglia forma di oppressione”.
Simone e Max Liebster come testimoni contemporanei all’evento “Memoria di un testimone”
Per Simone la scuola divenne un luogo dove mettere alla prova ogni giorno l’osservanza dei suoi principi religiosi, a partire dall’invasione tedesca del 1940 poichè la “germanizzazione” dell’Alsazia trasformò gli insegnanti in fanatici nazionalsocialisti. Simone Arnold-Liebster subì abusi psicologici e fisici, fu espulsa dal liceo e infine strappata alla madre nell’aprile del 1943 e portata in un riformatorio nazista a Costanza. Lì ha dovuto fare lavori forzati e sopportare abusi mentali. Se non fosse arrivata la liberazione, sarebbe stata trasferita in un campo di concentramento all’età di 15 anni.
Alsazia, anni Trenta. Simone, una ragazzina felice e spensierata, scopre a poco a poco la povertà, l’ingiustizia, l’intolleranza e quindi l’angoscia della guerra, degli arresti e degli interrogatori. A scuola, in città e ovunque è sempre più sola di fronte al “Leone”, il sistema nazista avido di prede. Costanza, 8 luglio 1943. La porta dell’istituto Wessenberg viene serrata pesantemente. Simone viene separata con crudeltà da sua madre e internata in un riformatorio nazista. Privata di tutte le sue gioie. Sola nella tana del Leone… Con uno stile vivace e anche un tocco di umorismo, Simone Arnold Liebster narra la sua sopravvivenza a un mondo diventato improvvisamente tragico e duro, e la vittoria di una ragazzina normale e vulnerabile in lotta contro il Leone. La sua autobiografia dà alle vittime ignote del nazionalsocialismo un viso, un’identità. È anche una prova molto avvincente che la coscienza ha la forza di resistere a ogni manipolazione, anche sotto pressioni estreme (https://editions-schortgen.lu/buch/sola-di-fronte-al-leone-simone-arnold-liebster/).