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LIREC esprime piena solidarietà alla giornalista  Silvia Mari De Santis

COMUNICATI

I Comunicati Stampa del Centro Studi LIREC

LIREC esprime piena solidarietà alla giornalista Silvia Mari De Santis

Raffaella Di Marzio

Condividiamo totalmente il comunicato della FDEI (Federazione delle donne evangeliche in Italia) che è intervenuta sul caso della giornalista Silvia Mari De Santis.

Esprimiamo anche noi piena solidarietà a Silvia Mari De Santis, vice caporedattrice dell’Agenzia Dire e membro del Comitato Scientifico del nostro Centro Studi. La giornalista è stata condannata da un tribunale in relazione al suo lavoro d’inchiesta sulle violenze di genere, comprese le forme di “violenza secondaria” che possono consumarsi nelle aule dei tribunali e all’interno delle istituzioni.

Per questo lavoro – riconosciuto anche dalla Commissione d’inchiesta sul femminicidio della XVIII legislatura – oggi si vede perseguita nonostante abbia svolto il suo lavoro con etica e professionalità.

Silvia Mari De Santis porta avanti da anni inchieste scomode su questioni molto rilevanti e molto delicate, con coraggio, e senza timore di denunciare le istituzioni e coloro che hanno il “potere”, ogni volta che vengono violati i diritti dei più deboli, dei bambini, delle donne oggetto di violenza, ma anche dei “diversi”, dei fragili, di coloro che non hanno alcuna protezione e che perfino lo Stato ignora o, peggio, discrimina.

L’inchiesta che le è costata una condanna e un esposto all’Ordine, ci interessa particolarmente perché uno degli aspetti di cui si occupa è la cosiddetta “alienazione parentale”, un costrutto senza basi scientifiche utilizzato spesso nei tribunali contro madri che hanno denunciato le violenze subite da loro e dai loro figli e che vengono accusate di manipolarli per impedire ai partner di averne la custodia.

Questa battaglia è strettamente connessa con quella che il nostro Centro Studi porta avanti da anni contro la reintroduzione del reato di plagio nel nostro codice penale sotto il nome di “manipolazione mentale”, un altro costrutto senza basi scientifiche che sarebbe utile a combattere le “sette” nelle quali gli individui sarebbero “manipolati”, e quindi non in grado di autodeterminarsi.

Le parole hanno un peso e il loro abuso produce conseguenze gravissime sui più deboli: le accuse rivolte a qualcuno di “alienare” o di “manipolare” dovrebbero essere fondate su riscontri certi e basate su dati scientifici. Se non lo sono le decisioni dei giudici rischiano di fare altre vittime. E’ proprio questa rivittimizzazione che Silvia Mari De Santis ha avuto il coraggio di denunciare nella sua inchiesta.

Temiamo che questa condanna sia un tentativo di imbavagliare una persona che non teme di dire la verità e, quindi, una grave violazione della libertà di stampa.


Di seguito alcune associazioni che sono intervenute a sostegno di Silvia Mari de Santis:

Federazione delle Donne Evangeliche in Italia (FDEI)

Psicologia Protocollo Napoli

La Commissione Pari Opportunità dell’Ordine nazionale dei Giornalisti e la Cpo Usigrai e Giulia Giornaliste

S.U.M Sindacato Unico dei militari

D.i.Re Donne in rete contro la violenza