Tribunale sudcoreano condanna Hak Ja Han, leader della Federazione delle Famiglie per la Pace nel Mondo e l’Unificazione: sentenza ingiusta e preoccupante
Raffaella Di Marzio
La situazione politica della Corea del Sud sta da tempo causando profonde discriminazioni, persecuzioni e violazioni dei diritti umani di migliaia di fedeli, appartenenti a gruppi religiosi di diversa matrice, che vengono accusati di “ingerenza politica”.
Massimo Introvigne su Bitter Winter afferma che “Il partito al governo si prepara ad approvare una legge che consentirebbe al governo di sciogliere gli enti religiosi i cui leader sono stati condannati per reati penali o per ingerenza politica e di confiscare i loro beni. Inoltre, Il presidente Lee Jae-myung ha ripetutamente parlato di eliminare quelle che lui chiama religioni ‘eretiche’”. Secondo Introvigne “Lo Stato sta costruendo un sistema in cui le minoranze religiose sono esposte a misure punitive ogni volta che la loro esistenza diventa scomoda. L'inquisizione che un tempo tormentava le anime ora estende la sua portata ai corpi dei leader anziani, la cui fragilità diventa uno strumento nelle mani dei pubblici ministeri che sembrano determinati a vederli rimanere dietro le sbarre e forse morire lì”.*
Solo per fare alcuni esempi: l’arresto e il rilascio del Pastore Son Hyun-bo e la messa sotto accusa del Pastore Kim Bok, entrambi della Chiesa Presbiteriana Busan Segero, l’arresto del novantacinquenne fondatore della Chiesa di Shincheonji, Lee Man-hee, avvenuto in concomitanza con la detenzione prolungata dell’ottantatreenne Mother Hak Ja Han, leader della Federazione delle Famiglie per la Pace nel Mondo e l’Unificazione (FFWPU), conosciuta come Chiesa dell’Unificazione.
Su quest’ultima si è purtroppo abbattuta la “mannaia” di una sentenza di primo grado che la condanna a due anni di reclusione. La condanna, secondo la ricostruzione di Massimo Introvigne, si basa solo sulla testimonianza, piu volte modificata e smentita da documenti, di un ex dirigente della FFWPU espulso dal movimento.
Il nostro Centro Studi si è occupato del caso della Dott.ssa Hak Ja Han in passato anche per la sua dimensione umanitaria, per la prolungata detenzione a cui è stata sottoposta. Il 18 novembre 2025 abbiamo inviato una lettera al Presidente della Repubblica di Corea chiedendo che l’anziana e malata imputata avesse il permesso di aspettare l’inizio del processo nella sua casa invece che in carcere a causa delle sue precarie condizioni di salute.
La realtà dei fatti è che, secondo la pericolosa e illegale ideologia che si sta affermando in Corea del Sud, la Dott.ssa Hak Ja Han è “colpevole” perchè è leader di uno dei “culti eretici” malvisti dalle autorità al governo e la sua condanna ha evidenti motivazioni politiche e finalità discriminatorie. Colpire il leader di un gruppo religioso significa colpire al cuore quella fede che per migliaia di persone rappresenta il fondamento della propria esistenza e la principale ragione di vita.
Tuttavia, la miopia dei politici in carica non permette loro di ricordare il passato: anche le più sanguinose persecuzioni non sono riuscite ad annientare la fede dei credenti e spesso i leader più ingiustamente perseguitati sono anche stati quelli più amati, onorati e seguiti, anche a costo della propria vita.
*Traduzione dall’inglese non rivista dall’autore.